Running against blue

 

di Giusy Celestini

 

Qualche mattina fa mi sono dedicata un paio di cure personali che programmavo da tempo ma che non riuscivo mai a ritagliarmi. Così sono andata dalla mia amica estetista per una cera, una chiacchiera leggera, qualche gossip mondano da leggere sulle riviste mentre si è in attesa (anche se ci metto una vita a capire di chi si tratti, vista la mia totale distanza dalle facce dei vips attuali) e il pretesto per fare una passeggiata in centro (lei lavora lì). Così, mentre siamo in cabina con lei che armeggia e io che sorreggo le mie gambe in posizioni da equilibrista circense che sta per frantumarsi al suolo, mi racconta la dilagante epidemia che ha colpito le sue clienti: il desiderio di una forma fisica perfetta. A pensarci verrebbe subito da dirsi che lei (quantomeno lei) dovrebbe esserne felice. Lavorativamente parlando, intendo. E credo lo fosse, non so. Più che altro ne parlava in termini di assoluta sorpresa perché in questi tempi, dove tutto si accelera di anno in anno, dove le stagioni si rincorrono impazzite e noi ci spogliamo quasi del tutto e ci vestiamo con tre strati di roba nel giro di venti giorni (e non di più), anche questa insanabile patologia è arrivata in netto anticipo, rispetto agli anni precedenti, mettendo a dura prova la lista degli appuntamenti. Il telefono esplodeva: nell’oretta in cui sono stata lì, avrò assistito a un paio di accorati tentativi di essere inseriti per il massaggio linfodrenante delle 16.30 (“a tutti i costi, ti prego, ho un matrimonio dopodomani!”) o alla terapia d’urto dentro il macchinario miracoloso. E ciò che prevedeva la mia amica è che non si sarebbe risolta nel giro di poco. Diciamo pure che questa corsa alla scialuppa di salvataggio del proprio giro vita, si è scatenata dal clima romano, incredibilmente inedito se si pensa che Febbraio è notoriamente il mese più freddo dell’anno, per noi, e che invece proprio oggi c’è un sole che spacca le pietre e le temperature sono ben oltre la media normale del periodo (mi basta dirvi che io, freddolosa cronica e conosciuta in ogni dove per avere sempre piedi, mani e naso congelati, spalanco le finestre di continuo e soffro di un caldo terrificante che mai avrei creduto di poter sentire di questi tempi). Di certo la prova bikini sembrerebbe essere più vicina del dovuto, in uno stato di cose di questo tipo. Ed ecco che le folle si agitano e l’ansia sale vorticosamente.

Da tempo immemore, ho smesso di fare le corse dietro la prova costume dei sogni (seppur ci faccia battute di continuo e tra breve inizierò a lagnarmene su Facebook ogni tre per due :D ), un po’ perché non è mai stata una mia grande aspirazione e un po’ perché tanto, anche ad esser perfetti, il difetto e la bruttura a tutti i costi ce li troviamo SEMPRE. Quindi, meglio essere quello che si è e godersi le tanto sospirate vacanze (che alla fine siamo tutti comunissimi mortali, imperfetti a dismisura ma ricchi, ognuno, di una propria identità). L’unica cosa alla quale cerco di dedicarmi con costanza, è l’attività fisica. Ora, non immaginatemi inguainata in tutine anni ottanta a sudare come una folle tutto il giorno (sono proverbialmente una pigra, non potrei andare oltre le mie abitudini neppure se volessi). Semplicemente, ho scoperto che fare running e walking fa benissimo alla mente, principalmente, e non riesco più a farne a meno. In periodi di ugGiusytà inaudita o di sbattimenti sonori, lo sport mi ha salvata. Più volte, esattamente come non me lo sarei mai immaginato. Quando la malinconia e le aspettative deluse hanno avuto la meglio, su di me, ci sono state ben poche cose efficaci che mi hanno aiutata. Diciamo pure che lo scoramento è, per tutti, pronto dietro l’angolo a fare capolino e a impadronirsi di noi in maniera beffarda, senza avvertirci prima. Talvolta si hanno delle scorte di bellezza e beatitudine dalle quali attingere, e allora siamo salvi (a questo giro). Altre volte pare che la sindrome di Paperino ci abbia colpito di botto, la cosa migliore che ci sia accaduta è di esserci chiuse un dito in un cassetto e vorremmo gridare al mondo la nostra incontenibile insoddisfazione. Ecco, io ho urlato e urlato e urlato, spesso in silenzi che facevano un rumore assordante e spettrale. Poi, ho iniziato ad andare al parco dietro casa mia, che in realtà è una famosissima Villa della Roma antica (ne siamo pieni, qui). L’ho fatto per un caso purissimo, per passeggiare nel verde, per tentare di abbracciare un albero, per distendere i pensieri. Successivamente, quasi senza rendermene conto, ho iniziato a fare walking (si tratta di camminate molto veloci) e poi a correre, correre, correre. Capelli al vento, sole in faccia e verde intorno. Un sogno vero. Ho iniziato ad ottobre ed oggi riesco a compiere diversi giri di villa, e in un’ora percorro quasi sette chilometri. Record dei record, per una come me che per anni ha vantato il primato di salto del cioccolatino in bocca con triplo arrotolamento della lingua e goduria top del palato. Niente male, direi.

Non racconterò di una scienza esatta, perché ognuno di noi conosce se stesso meglio di chiunque altro, e sa quanto e come prendersi cura del proprio corpo. Ma posso garantirvi che due/tre volte a settimana di walking (se non ve la sentite di correre) per iniziare, e poi magari aggiungere in seguito una quarta volta, possono l’impensabile davvero e vi garantiranno una forma fisica della quale essere assolutamente fieri. Senza eccessivi sforzi, riappropriamoci del verde che nelle nostre città, per fortuna, ancora esiste. Stiamo più tempo possibile all’aria aperta: è un esercizio che facciamo per il corpo ma anche (e tanto) per la mente. E quando vi diranno “Uh, ma sei dimagrita, per caso?” e voi non avrete fatto alcuna rinuncia alimentare ma, piuttosto, avrete semplicemente beneficiato di un’oretta tutta per voi dove camminare velocemente al verde e al sole, beh, non sapete quanto vi farà stare bene.

Ma come cominciare? Premettendo che l’intensità dell’esercizio dipende da quanto siete sportivamente preparati (e sottolineando che tutto è soggettivo e variabile, a seconda della condizione fisica che si ha) possiamo stabilire un allenamento che preveda:

 

*Prime due settimane: fare walking (si tratta di camminate veloci alternate ad una buona e profonda respirazione) per almeno una mezz’ora due volte a settimana;

*Terza e quarta settimana: fare walking per quaranta/quarantacinque minuti due volte a settimana;

 

Quando vi sentirete pronti, arrivate a fare walking per almeno un’oretta e poi, piano piano, intensificate le volte in cui lo fate passando a tre o, quando sarete in forma, a quattro volte a settimana.

Io consiglio una buona e corretta camminata veloce, per tutti quelli che non se la sentono di iniziare subito correndo (perché rompere il fiato è in effetti una pratica impegnativa) o non possono correre per problemi legati alla spina dorsale. E’ un allenamento ottimo e insolito, spesso sottovalutato da noi che tentiamo di fare running a tutti i costi pensandolo più nobile e utile. Nella realtà, invece, fare walking consente al corpo di abituarsi gradualmente all’allenamento e allo sforzo, e va a risvegliare il metabolismo in maniera efficace, mettendolo in moto in un modo lento ma deciso.

Se dopo il primo mese di allenamento facendo walking vi sentirete addirittura pronti a correre, potrete farlo in maniera alternata (dieci minuti di corsa, dieci di camminata, e così via, aumentando a seconda di come ci si sente in grado di fare) ma sempre ed esclusivamente tenendo sotto occhio le proprie possibilità. Non bisogna MAI andare in affanno, non stiamo gareggiando per arrivare ventiquattresimi alla maratona di New York. Stiamo prendendoci cura di noi stessi, della nostra mente e del nostro equilibrio interiore, aiutando anche il corpo ad essere in armonia con noi. Nulla di più. Ovviamente, se abbiamo un fisico atletico e tutto procede alla meraviglia, possiamo continuare ad allenarci rinforzando il carico di lavoro. E a sorridere di gusto.

Prendersi cura del proprio corpo in un modo che sia sano e non dettato dalle copertine dei magazine di moda del momento (dove si fa la corte spietata ad una perfezione che non esiste manco in un’altra galassia) è un dovere verso noi stessi e la nostra mente, il nostro equilibrio, il nostro benessere. Che poi da tutto questo ne scaturisca una forma fisica invidiabile, è un particolare che vi apparirà secondario, rispetto all’incredibile salubrità che trasmetterete agli altri e a voi stessi. Ve lo assicuro. E la prova costume non è che non sarà più un problema: semplicemente, ricoprirà la casella numero venti (in una scala da uno a quindici) delle vostre probabili scocciature. Garantito.

 

Alla prossima.

 

 

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